Cannabis sativa plant by Chmee2 - Own work. Licensed under CC BY 3.0
Ci conviene legalizzare la cannabis?
Mappa della legislazione mondiale sulla marijuana.

Legalizzazione della marijuana. Conviene? A chi? Ragioniamo sui dati reali.

Ci conviene legalizzare la cannabis?

Gli unici che non dovrebbero voler la legalizzazione della marijuana sono gli assuefatti.

Di recente ho saputo che esiste un’iniziativa europea riguardante la legalizzazione della cannabis: “Weed like to talk”, codice ECI(2013)000008. Si tratta dell’equivalente europeo di una “legge di iniziativa popolare”. Essendo l’Europa uscita dal Medioevo Telematico che affligge l’Italia, dove persino degli incompetenti come Casaleggio possono definirsi guru, è possibile firmare online. La firma richiede un documento d’identità valido, è una firma a tutti gli effetti.

Quando ho scoperto la notizia ho firmato e ho cercato di diffondere un po’ l’iniziativa, ottenendo sostanzialmente due macrofenotipi di interlocutori agli antipodi: lo sfattone e il proibizionista. La cosa che trovo più divertente nel chiacchierare con loro è che nessuno dei due si renda conto che ragionano al contrario: se usassero i dati di fatto e un minimo di logica, il proibizionista dovrebbe essere favorevole alla legalizzazione e lo sfattone dovrebbe essere contrario. Quanto alle persone “normali”, io ritengo che dovrebbero essere assolutamente favorevoli, sia che facciano uso della sostanza sia che non ne facciano (appartengo alla seconda categoria).

Procediamo con ordine. Vi sono sostanzialmente due sotto argomenti: uno riguarda le conseguenze derivanti dall’uso di cannabis, l’altro riguarda i benefici derivanti dalla legalizzazione della cannabis. Sono due cose ben diverse che nelle conversazioni vengono generalmente mischiate fra loro, rendendo la chiacchierata un putiferio. Anche qui, la logica è loro nemica: lo sfattone si dilunga a spiegare quanto meravigliosa sia la canapa, mentre il proibizionista regge il suo discorso sui danni derivanti dalla legalizzazione. Non solo uno parla di mele e l’altro di arance: chi è interessato alla legalizzazione dovrebbe spiegare quanto sia positiva per la società in quanto porta sotto controllo il mercato nero, mentre chi è contrario potrebbe al massimo focalizzarsi sui danni derivanti dall’uso.

Inizialmente avevo scritto un’enorme quantità di dettagli sulla canapa in sé, cercando di smontare pezzo a pezzo le varie asserzioni sballate di cui entrambi si fanno portavoce. Rimanderò ad articoli futuri, perché altrimenti rischio di pubblicare un’enciclopedia invece di un post. Partiamo da un’assunzione molto conservativa: supponiamo che la canapa sia brutta e cattiva e che non abbia altro uso che quello di essere uno stupefacente. Questo è assolutamente falso e ne discuterò prossimamente, ma il discorso sulla legalizzazione controllata funziona indipendentemente dalle proprietà della pianta e del THC - ed è per questo che chi pensa che sia giusta la legalizzazione può anche smettere di decantarne le doti paradisiache.

Se non puoi fare rispettare una legge, la legge non esiste

La prima cosa da mettere nero su bianco, cosa che il proibizionista ha enorme difficoltà a comprendere, è che le leggi hanno senso se e solo se si è in grado di farle rispettare. Per non farmi mancare nulla, cito il Manzoni:

Non già che mancassero leggi e pene contro le violenze private. Le leggi anzi diluviavano; i delitti erano enumerati, e particolareggiati, con minuta prolissità; le pene, pazzamente esorbitanti e, se non basta, aumentabili, quasi per ogni caso, ad arbitrio del legislatore stesso e di cento esecutori; le procedure, studiate soltanto a liberare il giudice da ogni cosa che potesse essergli d’impedimento a proferire una condanna: gli squarci che abbiam riportati delle gride contro i bravi, ne sono un piccolo, ma fedel saggio. Con tutto ciò, anzi in gran parte a cagion di ciò, quelle gride, ripubblicate e rinforzate di governo in governo, non servivano ad altro che ad attestare ampollosamente l’impotenza de’ loro autori; o, se producevan qualche effetto immediato, era principalmente d’aggiunger molte vessazioni a quelle che i pacifici e i deboli già soffrivano da’ perturbatori, e d’accrescer le violenze e l’astuzia di questi.

Pare che il problema fosse ben noto già ai tempi in cui scrisse “I Promessi Sposi”, quindi non credo di inventarmi nulla di nuovo. Quando si fanno leggi che non si riescono a far rispettare e in conseguenza si fanno altre leggi, tutto quello che si ottiene è di vessare chi le leggi le rispetta, punire esageratamente chi viene intercettato e creare diseguaglianza e impunità. È esattamente quello che sta succedendo oggi con la marijuana. È proibita, ma non ci sono i mezzi né la volontà di far rispettare la legge. Dei mezzi nemmeno parlo. Per quanto riguarda la volontà, secondo i dati dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) l’Italia è il Paese con il più alto uso di cannabis per cento abitanti al mondo, a pari merito con la Nuova Zelanda. Il 14,6% degli italiani nella fascia d’età 15-64 fa uso di marijuana. La prima cosa che il proibizionista deve notare è che, a meno che non abbia idee rivoluzionarie ed applicabili, non è in grado di fare rispettare la legge, dunque è del tutto inutile fare leggi più restrittive, ed è controproducente aumentare le pene.

Si tratta semplicemente di scegliere fra il mercato nero e la legalizzazione.

Il mercato nero

Appurato che non si è in grado di proibire in modo efficace l’uso della sostanza, bisogna capire se legalizzarla peggiorerebbe la situazione o la migliorerebbe. La situazione attuale nel nostro Paese è ridicola: la marijuana è vietata, ma in meno di un’ora in qualunque città italiana di medie dimensioni chiunque può acquistare con facilità una quantità considerevole di stupefacente. Quando dico chiunque, intendo chiunque: lo spacciatore non chiede la carta d’identità per verificare che siate maggiorenni.

Ovviamente la vendita ai minori non è l’unico problema: c’è il problema della quantità. Non essendoci alcun controllo sul mercato, che è illegale nella sua interezza, è impossibile imporre limiti sulla quantità di sostanza acquistabile. Finché il canale di distribuzione fornisce la droga, per il singolo è possibile acquistarne la quantità desiderata.

Si pone anche un problema che molti proibizionisti non si pongono, ossia quello della qualità del prodotto. Non si ha alcuna garanzia circa la qualità delle materie prime, della lavorazione e dell’eventuale taglio delle droghe acquistate sulla strada: varia moltissimo a seconda del fornitore e della qualità, in particolar modo per l’hashish. Si potrebbe pensare che una bassa qualità del prodotto sia affare degli utilizzatori, ma questo dimostra solo miopia: il sistema sanitario in Italia è pubblico, e un ricovero da intossicazione pesa sulle tasche di tutti - anche dei proibizionisti. Un prodotto sicuro è nell’interesse sia del consumatore che di quelli che pagano se la sua salute viene compromessa.

Non ultimo, per rimanere in tema di denaro, c’è il problema degli introiti. Il mercato nero, per definizione, è interamente non tassato. Tutto il suo giro d’affari va in mano alla malavita. Le stime conservative parlano di un giro di circa 24 miliardi di Euro all’anno. Con la scelta del mercato nero, si sta stabilendo di assegnare questo giro d’affari alla malavita.

Il mercato legale

Purtroppo i casi disponibili per valutare un mercato legale sono ben pochi: sia l’Uruguay che gli stati del Colorado e di Washington dove il mercato è legale sono in piena fase transitoria, ed occorrerà qualche anno perché si stabilizzi. Al momento, dipendentemente dalla fonte, si trova un po’ di tutto: dalle guerre dei prezzi al timore della schedatura. Il caso olandese è interessante perché più maturo, ma non si tratta appieno di un mercato legale: possedere, vendere, comprare, coltivare, importare o esportare marijuana è infatti ufficialmente illegale. Quello che succede nei Paesi Bassi è una decriminalizzazione di fatto, dove non si perseguono i singoli reati. Inoltre, i proventi non vengono tassati.

Per quanto riguarda la vendita ai minori, in nessuno degli Stati suddetti è ovviamente consentita. I dati disponibili riguardanti gli adolescenti sono inesistenti per i Paesi dove il mercato è legale, e sono piuttosto frammentari per quanto riguarda la depenalizzazione. Gli studi correnti sono concordi nel sostenere che non vi sia stato alcun aumento nei consumi fra i minori dove si sia introdotto l’utilizzo di marijuana a scopo terapeutico, ma non solo: i minori consumano meno marijuana rispetto ai paesi dove non vi è un regime di tolleranza. In merito, trovo molto interessante il parallelo con l’alcol. L’alcol ha un mercato legale in tutti e tre gli Stati, ma negli USA il consumo è estremamente meno permessivo. Diversamente da quanto accade con la marijuana, pare che si riesca a far rispettare il divieto di consumo per i minori: il consumo di alcolici per i sedicenni è sostanzialmente inferiore in USA rispetto ai Paesi Bassi. La ragione più probabile di questa differenza di efficacia sta nel mercato: il mercato nero non fa differenza fra minori e adulti, il mercato legale sì. Laddove il mercato legale ha praticamente spazzato via il mercato nero è molto più difficile per i minori ottenere lo stupefacente, e d’altra parte il mercato è troppo ristretto ed il margine di guadagno è troppo risicato e limitato perché valga la pena riaprire un mercato illegale. Fra diversi anni dovremmo vedere gli effetti della legalizzazione in Colorado, dove la maggiore età è di 21 anni. Quello che mi aspetto è una consistente riduzione del numero dei minori che fanno uso di marijuana, per la semplice difficoltà di approvvigionamento sul mercato nero.

Il mercato legale consente di apporre limiti. In Colorado il limite per singola transazione è di 7 grammi, e non è consentito possedere oltre 28 grammi; in Washington è consentito averne 28 grammi; in Uruguay il limite è 40 grammi al mese. In tutti i Paesi suddetti i consumatori sono registrati ed il loro consumo monitorato. I Paesi Bassi hanno un limite di 5 grammi a transazione, e il “magazzino” può eccedere i 500g di sostanza, ma il controllo, essendo sostanzialmente un accordo di non enforcement della legge invece di una vera e propria legalizzazione, è meno saldo che nei Paesi succitati.

Ma veniamo alla parte più interessante: gli introiti. A patto di non esagerare con la tassazione al punto da rendere il mercato nero concorrenziale, la legalizzazione offre vantaggi economici elevati rispetto alla depenalizzazione o al mercato nero. In questo basta prendere i dati del Colorado. L’impatto per l’Italia, come detto, è stimato conservativamente in 24 miliardi di Euro all’anno, cui è lecito pensare che circa 8 miliardi potrebbero essere recuperati tramite tassazione. In Colorado, il 10% dei proventi viene investito nella lotta alle droghe pesanti, ed il restante nella scuola e nell’educazione. Personalmente, penso che ovunque lo si metta sarebbe meglio speso di come lo stiamo spendendo ora, lasciandolo nelle tasche di spacciatori e contrabbandieri.

Una contestazione che spesso viene fatta riguarda l’aumento del consumo a fronte della legalizzazione. In una pagina ufficiale della DEA (la polizia antidroga americana), si stabiliva, senza alcun riferimento scientifico, che la legalizzazione avrebbe aumentato vertiginosamente i livelli di consumo. La giustificazione era “perché sì”. Non linko la pagina perché è stata rimossa (Google cache potrebbe essere vostro amico), ma la trovo come emblematica del comportamento dei proibizionisti: fare arbitrarie asserzioni senza dati a sostegno. Se c’è una cosa di cui possiamo stare certi è che legalizzare non aumenta il consumo di sostanze, e non solo: abbiamo forti indizi che proibire lo aumenti.

Altre obiezioni che si vedono in giro riguardano il possibile aumento di criminalità (mi sfugge la logica dietro l’asserzione), la possibilità che i bambini ingeriscano la marijuana acquistata dai genitori (il che, a mio avviso, mette in luce che probabilmente non siete troppo attenti al luogo in cui fate vivere i vostri pargoli), o guida in stato alterato. Il caso del Colorado, seppure in transitorio, parla chiaro riguardo questi temi.

Sintesi

Abbiamo capito che in un mercato legale:

  • Il controllo sui consumi dei minori è più saldo
  • La quantità di sostanze vendute è tenuta sotto controllo
  • I prezzi sono tendenzialmente più elevati rispetto al mercato nero
  • Il consumo resta stabile o decresce, sia in caso di decriminalizzazione che di legalizzazione
  • La qualità del prodotto aumenta con relativi benefici alle casse della pubblica sanità
  • Si sottrae alla malavita un corposo giro d’affari
  • Si ottiene tramite tassazione un’enorme quantità di denaro pubblico
  • Si liberano risorse per la lotta ad altre sostanze, o a traffici di grosse proporzioni

Di conseguenza, la scelta che dovrebbe compiere chiunque non faccia uso di marijuana è ovvia. Non potendo combattere efficacemente il mercato nero, conviene distruggerlo con la concorrenza legale, è una scelta che apporta solo vantaggi e nessuno svantaggio dal punto di vista della società.

Dalle stesse premesse, possiamo anche identificare con facilità due categorie che, legittimamente, non dovrebbero firmare per “Weed Like to Talk”: chi fa un uso molto abbondante di marijuana, e chi fa uso di droghe pesanti attualmente illegali. Per i primi, la ragione è ovvia: in un mercato legale avrebbero dei limiti all’acquisto e troverebbero prezzi più elevati di quelli disponibili ora. Per i secondi, la ragione è che le risorse liberate dalla lotta alla marijuana saranno redirette ad un contrasto più efficace delle droghe pesanti, con un conseguente aumento della difficoltà d’acquisto, una preventivabile riduzione dell’offerta e un conseguente aumento dei prezzi.

Se non fai uso di droghe o se fai uso di marijuana in maniera limitata, l’unica cosa logica da fare è firmare online subito: se non firmi, evidentemente la situazione ti sta bene com’è.

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